Personaggi e curiosità

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Come spesso accade tante cose del paese sono poco note o addirittura sconosciute. Possiamo provare a scoprirle passando in rassegna curiosità e personaggi della nostra Concordia.
Perché lo stemma di Concordia è uguale all’emblema di stato del Lussemburgo?
Cos’è il dialetto in bagassa e che rapporto ha con il linguaggio segreto dei contrabbandieri di Vallalta?
Cosa dire delle streghe che si racconta si manifestassero a Vallalta ed a San Giovanni?
Martin Lutero fu ospite del Monastero di Santa Caterina, ma è vero?
Cos’era la cavana?

Non mancano poi persone che meritano di essere raccontate, partendo dai personaggi storici come Edgardo Muratori, la famiglia Crema o i Tacoli, passando per Ugo Baccarani, uno dei principali protagonisti del salvataggio dei sopravvissuti del dirigibile “Italia” al Polo Nord con la missione di Umberto Nobile (1928) ed arrivando ai concordiesi che si sono distinti nei più svariati campi, come musica, pittura, arte in genere, politica e altro ancora.

Certo che sono ben curiosi anche i nomi e cognomi del paese.
E che dire delle denominazioni delle vie che si incrociano nel territorio?

LE CURIOSITA’ DI CONCORDIA

Lo stemma di Concordia

Concordia vive uno dei suoi momenti più importanti nel 1432, quando viene investita del titolo di “contea” dall’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo, che al suo ritorno da Roma per l’incoronazione, si ferma a Mantova per nominare i Gonzaga marchesi e Giovanni e Francesco Pico “Conti di Concordia”. Probabilmente proprio in omaggio all’Imperatore Sigismondo, i Pico adottano lo storico emblema del Lussemburgo come stemma di Concordia ed ancora oggi i due gonfaloni sono rimasti molto simili.

Lo stemma del Lussemburgo ha origine nel medioevo e deriva dallo scudo dell’antico Ducato del Limburgo, oggi diviso fra Belgio e Paesi Bassi. Enrico V il Biondo fu il primo conte del Lussemburgo ad adottarne una forma primitiva nel 1235. L’attuale stemma di Concordia le viene attribuito ufficialmente con un decreto ministeriale del 15 marzo 1930.

Stemma del comune di Concordia

Attuale emblema ufficiale di Stato del Granducato del Lussemburgo

I contrabbandieri di Vallalta ed il “dialetto in bagassa”

Vallalta, terra di confine,terra di contrabbandieri.

Soprattutto durante l’appartenenza al Ducato Estense, non avendo un posto di guardia di confine, presente a Tramuschio e nei pressi della Cappelletta Stoffi, sulla via Corriera, prolifera il commercio di contrabbando, in particolare di tabacco, stoffa, vini, formaggi, sale, grappe prodotte illegalmente ed altri generi alimentari.

Il confine è segnato dal canale Rame e dalla sua parallela Via Confine, facilmente attraversabili da banditi, ladri, clandestini e contrabbandieri appunto. Per sfuggire alla legge la “gente di confine” oltre a darsi dei soprannomi, inventa addirittura un suo linguaggio chiamato “dialetto in bagassa”, tramandato solo in forma orale, il cui significato è rimasto criptato fino al 1866, quando con la fine della 3^ Guerra d’Indipendenza, anche il mantovano entra a far parte del Regno d’Italia, cancellando quindi il confine esistente a Vallalta e questo linguaggio diventa di pubblico dominio non avendo più motivo di esistere.

Riportiamo di seguito alcuni termini del “dialetto in Bagassa”, raccolti da Nello Bozzini nel “Quaderno della Bassa Modenese” n. 33 del giugno 1998 e presenti nel libro “Storia e storie. Toponomastica, eventi e personaggi di Concordia”:

capunéra (prigione)
crài (cavallo)
gàn (gendarme)
gârga (ragazza)
lussìa (acqua)
maròk (pane)
parisét (formaggio)
pistúl (scaldaletto)
raspânt (pollo)
rustidûr (ladro)
rustìr (rubare)
smâr (polenta)
supòrt (cappello)
skàbi (vino)
tlartón (pane)
ucialîn (fagioli)

Le streghe

1500, il territorio concordiese e mirandolese è considerato uno dei luoghi di congregazione delle streghe.

Nel libro “Quadro storico della Mirandola e della Concordia” di Giovani Veronesi si narra che nel 1523 arriva a Mirandola Leandro Alberto, noto teologo e filosofo del suo tempo, in qualità di inquisitore per indagare sul monastero che si trova nei pressi della chiesa della Madonna della Via di Mezzo a San Giacomo Roncole. Presente anche l’Inquisitore generale del Tribunale dell’Inquisizione di Reggio Emilia: vengono bruciate vive “qualche dozzina di persone”, fra cui il prete Don Benedetto Berni di 72 anni.

Altro importante luogo di ritrovo delle streghe e sede di riti demoniaci è considerato San Giovanni, dove la notte, secondo la leggenda, lungo la riva della Secchia si ritrovavano uomini e donne provenienti da Concordia, Mirandola e Quistello per effettuare rituali demoniaci ed il “maledetto giuoco della Donna”, che si traduceva in trasgressioni del cibo, del vino e del sesso, per sfociare nell’eresia espressa con gesti di disprezzo nei confronti del Crocefisso e dell’Ostia consacrata. Si tiene anche un processo che porta alla condanna di una decina di persone al rogo per scacciare dal loro corpo il “fuoco d’amore”.

Anche Vallalta è considerata zona di streghe, in particolare sul Ponte Bizzarro, leggende e superstizioni narrano di apparizioni di spiriti e di ritrovi di streghe in certi periodi dell’anno.

Un altro episodio relativo a Vallalta viene raccontato nelle “Cronache di Vallalta” di Don Giovanni Veratti e ripreso nel più recente libro “Tesoro della chiesa di Vallalta”. A proposito della perdita dei beni della famiglia Penaroli scrive:

Persaro pure gl’altri beni del ramo per havere uno della famiglia Penaroli, con altri abbruciata una donna in concetto di strega ritrovata note tempo di sopra del focolare distesa. Havendoli taccato fuoccho a panni, e ciò fu alli 4 marzo 1647 e sopravisse un mese, et essendo morto per detta causa perdetero li Penaroli il reastante dei beni del ramo”.

La “cavana”

E’ il canale navigabile voluto dal Duca Alessandro, per collegare Mirandola a Concordia e quindi alla Secchia, realizzato nel 1615, con lo scopo di favorire gli scambi commerciali.

La Cavana scorreva parallela all’allora Strada Corriera (attuale Via per Mirandola), arrivava fino all’attuale Via Mazzini, dove girava verso il centro passando proprio dietro le case che oggi si trovano nella via, per arrivare nell’attuale Piazza della Repubblica, dove si trovava la banchina per lo sbarco e l’imbarco.

Il canale era attraversabile tramite alcuni ponti mobili, alcuni dei quali sono ancora ricordati nei nomi delle località, come ad esempio “Ponte Rovere”. Uno di questi ponti si trovava nel cortile del Convento dei Cappuccini all’entrata di Concordia.

La Cavana era alimentata dall’acqua della Secchia che le arrivava tramite un apposito condotto, il dugale “Smirra” (ancora esistente) attraverso una chiavica, posta presso San Possidonio a sud del Palazzo Tacoli. La chiavica potrebbe essere identificata dall’attuale Chiavica Mari.

Il trasporto delle merci, soprattutto granaglie destinate alla macinazione nei mulini natanti, veniva effettuato con grossi barconi, trainati da cavalli o buoi oppure spinti tramite pertiche che fanno forza sul fondo della Cavana.

Fino all’inizio del 1900 nei cortili posti sotto il piano stradale di Via Mazzini erano ancora visibili i grossi anelli infissi nel muro per l’attracco dei barconi.

Concordia era anche dotata di un porto fluviale sulla Secchia indipendente dalla Cavana, infatti rimase in uso anche molto tempo dopo l’interramento del canale, che avviene alla fine del 1700. Anche il porto rimase attivo fino alla fine del 1700 per il trasporto delle persone, ma per il commercio continuò fin verso la fine del 1800, l’ultimo carico di carbone venne infatti trasportato su di un barcone tirato da cavalli nel 1885. Il porto e quindi la Secchia erano una importante via di comunicazione per raggiungere mete come ad esempio Venezia, di cui facevano uso anche i Pico, che si imbarcavano a Mirandola, giungevano a Concordia sulla Cavana e da qui tramite la Secchia giungevano in Po per poi navigare fino a Venezia.

L’immagine è tratta dal libro “Stampe e disegni della Mirandola dal secolo XVI al secolo XX” di Vilmo Cappi, che descrive la collezione di stampe e disegni raccolte da Cesare Costantini. Sono visibili la “Fossa Smira” che collega la Cavana al fiume Secchia ed in prossimità dell’entrata in Concordia il ponte (di colore marrone) sulla Cavana nei pressi del convento dei “Cappuccini”.

L’immagine rappresenta il “Profilo dimostrante la Strada Corriera che dalla Mirandola va sino alla Concordia …” di Giuseppe Bertoli, tratta dal libro “Vie d’acqua nei Ducati Estensi”.
La Strada Corriera (di colore nocciola sotto alla Cavana in verde) è esattamente parallela al canale Cavana. Si possono notare il convento dei Cappuccini con il relativo ponte e lo Stradello dei Cappuccini collegato alla Piazza.

La Confraternita del SS. Sacramento e Rosario

Non si hanno informazioni certe sull’origine di questa confraternita e su quando sia stata fondata, perché i relativi documenti sono andati persi nell’incendio di Concordia del 1704. Quello che sappiamo è che in origine le due confraternite erano separate e nel 1728 viene ufficialmente legittimata e approvata l’unione tra le due, da parte del priore generale dei Domenicani.

La confraternita ha contribuito con i suoi beni alla riedificazione della chiesa di Concordia dopo l’incendio del 1704, realizzando l’altare maggiore, quello del SS. Sacramento e quello del Rosario. Inoltre ha contribuito a mantenere la chiesa fornendo candelieri, olio per le lampade, fiori e tanto altro. All’interno della chiesa si trovava la cappella del Rosario, che con una lunghezza di quasi 24 metri era praticamente una chiesa dentro la chiesa, appartenevano alla Confraternita ed aveva un suo cappellano, un suo campanaro e vi si celebravano messe indipendenti da quelle parrocchiali.

Nel coro si trova un sepolcro ed un’arca dove si seppellivano i confratelli e le consorelle, ma solo se avevano “usato carità alla Beata Vergine”.

Gli appartenenti alla Confraternita erano in numero di circa 130 e si vestivano con una cappa bianca e nastro color celeste.

Nel 1770 i beni di tutte le confraternite passano sotto l’amministrazione della “Congregazione generale delle opere pie di Modena”. Poi nel 1798, per legge, vengono soppresse le corporazioni religiose e tutti i loro beni passano allo stato, vengono inoltre proibite le manifestazioni di culto al di fuori delle chiese.

La Confraternita torna in vita nel 1834 quando il Vescovo Monsignor Bassetti ne conferma le regole e gli statuti che lui stesso aveva redatto nel 1827 quando era arciprete di Concordia. Viene anche concessa l’antica usanza di festeggiare la Madonna del Rosario la prima domenica di ottobre, tradizione rimasta tutt’oggi. Nel 1892 viene aggiunto anche il ramo femminile della Confraternita.

Il corpo di San Massimo a Fossa

Nel 1762 giunge nella chiesa parrocchiale di San Pietro a Fossa, il corpo incorrotto di San Massimo, grazie all’intraprendenza del parroco Don Venturini. All’interno della chiesa viene costruita una cappella apposita, che diventa il Santuario di San Massimo.

Il corpo del Santo era stato estratto dalle Catacombe di Priscilla a Roma, dove San Massimo era stato martirizzato intorno all’anno 286.

Il 13 febbraio arriva presso il monastero dei cappuccini di Concordia ed il giorno seguente viene portato a Fossa con una lunga processione.

Nel 1768 arrivano poi a Fossa le reliquie di Santa Caterina, San Pellegrino, San Clemente, San Fortunato e San Celestino, tutte provenienti dalla Catacombe di San Lorenzo a Roma.

Concordia e la ferrovia mai realizzata

Nel 1913 nasce l’idea della ferrovia Mirandola – Rolo che avrebbe dovuto attraversare anche Concordia, con un percorso di 40 Km. Nel 1922 vengono concessi i permessi ed iniziano i lavori, subito però interrotti per motivi finanziari. La provincia di Reggio si ritira dall’operazione così la concessione viene assegnata solo alla provincia di Modena e nel 1925 i lavori riprendono. Proseguono fino al 1930 chiudendo il primo lotto di opere con l’avvicendarsi di diverse ditte. Per eseguire anche il secondo ed ultimo lotto dei lavori si deve attendere fino al 1942 per definire i costi e le condizioni di esercizio. Ma il tutto viene annullato dalla 2^ Guerra Mondiale ed il secondo lotto dei lavori non verrà mai realizzato. Al termine della guerra, nel 1953, quest’opera viene definita non urgente, con l’abbandono definitivo delle opere già realizzate ed il loro degrado. A Concordia è rimasto parte del tracciato in Via Rosselli. Fino all’abbattimento a seguito del terremoto del 2012 era rimasta la stazione posta in Piazza Marconi. Il ponte di ferro realizzato appositamente per la ferrovia, posto in zona Chiaviche a Santa Caterina è stato abbattuto nel 1980.

I PERSONAGGI DI CONCORDIA

Personaggi importanti passati per Concordia

Tra il dicembre del 1510 ed il gennaio del 1511, Martin Lutero, monaco agostiniano che sta ancora studiando teologia, viene invitato a Roma in rappresentanza di 7 monasteri agostiniani. Secondo molti è proprio in occasione di questo viaggio che nel monaco, vedendo da una parte lo splendore materiale e dell’altra la povertà spirituale del potere ecclesiastico, scatta il meccanismo che lo porterà alla creazione del protestantesimo.

Durante questo viaggio, Martin Lutero viene ospitato dai monaci agostiniani di Santa Caterina nel loro convento.

La Posta per il cambio dei cavalli si trovava all’inizio del paese e faceva parte dell’ostaria, che dava alloggio a persone e cavalli. Nella stessa posizione, negli anni ’50 del secolo scorso si trovava l’albergo “La Posta”.

Il più celebre ospite dell’ostaria è stato l’Imperatore Giuseppe II, che vi ha alloggiato la notte del 9 marzo 1769, mentre era in viaggio in Italia in incognito. L’Imperatore arriva a Concordia alle 2 di notte con tre persone al seguito, su due carrozze trainate da buoi, proveniente da Quingentole. E’ costretto a fermarsi all’ostaria a causa delle strade rese impraticabili dal maltempo.

Da ricordare poi altri personaggi importanti che sono stati ospitati nel Palazzo Ducale di Concordia:

  • la Regina di Svezia, Cristina, che viene ricevuta nel Palazzo nel 1656;
  • Maria Beatrice d’Este, prima di partire per la reggia inglese, dove diverrà l’unica italiana ad indossare la corona reale inglese.

Nel 1510, quando l’assedio di Mirandola da parte dell’esercito pontificio va per le lunghe, Papa Giulio II decide di prende egli stesso il comando delle operazioni. A seguito di una indisposizione, il pontefice deve però allontanarsi dal campo di battaglia e trova alloggio proprio nel Castello di Concordia.

La famiglia Crema

La famiglia Crema è protagonista nella lotta per l’indipendenza d’Italia.

Il rappresentante più importante della famiglia è Federico, nato a Concordia nel 1814, è medico, patriota e politico.

A soli 16 anni partecipa ai moti del 1831 ed alla “battaglia di Novi”, quando i patrioti attaccano i Dragoni estensi che stanno scortando il Duca di Modena nel suo rientro a Modena. Dopo la ritirata Federico, insieme ai fratelli Gaetano e Luigi seguono il Generale Zucchi fino ad Ancona dove si imbarcano per la Francia.

Federico si laurea in medicina e chirurgia nel 1836 all’università di Montpellier. Torna a Concordia nel 1848 ed è uno dei più operosi fomentatori dell’unione del ducato modenese al Piemonte. Partecipa alla battaglia di Custoza della prima guerra d’indipendenza.

Quando il 20 agosto 1859 si svolgono le elezioni per i rappresentanti del popolo all’Assemblea Nazionale delle provincie modenesi, per Concordia viene eletto Federico ed insieme a lui Luigi Crema. Questa assemblea decreta che “Francesco V d’Austria d’Este è decaduta dalla sovranità degli stati modenesi”. Viene inoltre decretata l’annessione delle provincie modenesi al “Regno monarchico costituzionale della gloriosa casa di Savoia sotto lo scettro del magnanimo Re Vittorio Emanuele II”.

Il 24 marzo si tengono nuove elezioni, questa volta sono le politiche nell’ex Ducato di Modena per eleggere i deputati al parlamento nazionale e per il collegio di Concordia-Rolo viene eletto proprio Federico Crema che partecipa così al primo Parlamento del Regno d’Italia.

Il padre di Federico è Sigismondo. Quando nel settembre del 1797, viene creata la leva obbligatoria della “Repubblica Cisalpina”, chiamata “Requisizione”, Sigismondo ne fa parte, insieme ad Alessandro Zanoli.

Sigismondo è poi sindaco di Concordia durante i moti del 1831. A Concordia non si registrano disordini e Sigismondo è molto tentennante sul da farsi. La notte del 3 febbraio consente al figlio Giuseppe, favorevolissimo alla rivolta, di organizzare una guardia, composta da una ventina di suoi compagni rivoltosi, con il compito di vigilare sull’ordine del paese, poi si ritira nei suoi possedimenti al Bondanello fino al 9 febbraio. Il giorno successivo viene proclamato il governo provvisorio di Concordia, venerdì 11 viene esposto il tricolore anche a Concordia, tra il lancio di fuochi d’artificio e balli in piazza. Approfittando del giorno di mercato, Giuseppe Crema dal balcone del comune proclama discorsi patriottici.

Ritratto di Federico Crema da Wikipedia

Alessandro Zanoli

Il concordiese Alessandro Zanoli nato nel 1779, dopo essere stato scelto per far parte della “Requisizione” (la leva obbligatoria della “Repubblica Cisalpina”), arriva a ricoprire il ruolo di “segretario generale incaricato del portafoglio del Ministero della guerra e della marina” del Regno d’Italianel 1814.

Per i suoi meriti viene nominato Barone e viene insignito del titolo di “Cavaliere dell’ordine italiano della Corona di fero”.

E’ stato autore del libro “Cenni Storico-statistici sulla Milizia Cisalpino-Italiana dal 1796 al 1814”.

Da ricordare suo fratello Carlo (1774-1839), ufficiale dello Stato Maggiore della Marina del Regno d’Italia, con il grado di “pagatoregenerale”, cheè stato scrittore di buoni sonetti sulla mitologia.

Edgardo Muratori

Edgardo Muratori, nasce a Concordia nel 1842, laureato in legge, a 24 anni si arruola come garibaldino e partecipa alla III Guerra d’Indipendenza.

Ricopre il ruolo di presidente della scuola di musica, è promotore della società operaia, un’iniziativa assistenziale che gestisce uno spaccio alimentare. Forte promotore della cooperazione, porta avanti la “Società di mutuo soccorso” fondata dal padre (che era stato sindaco di Concordia), per aiutare artigiani ed operaiin caso di malattia ed infortuni. Istituisce un asilo infantile, lascia parte della sua eredità all’ospedale Negrelli di Concordia. E’ il primo presidente del “Consorzio di bonifica Parmigiana-Moglia”.

Risiede ed esercita la sua professione di notaio nel palazzo Mari, uno degli edifici storici di Concordia distruttodal terremoto del 2012, che dal XVII secolo è sede della Comunità (praticamente il Municipio dei giorni nostri) e dal 1859 diventa poi sede della caserma dei carabinieri.

Edgardo Muratori muore nel 1918.

I Tacoli ed il loro palazzo

Alla caduta dei Pico, il conte Achille Tacoliviene nominato governatore del Ducato di Mirandola e del Marchesato di Concordiaper conto dell’Imperatore Giuseppe I.

Nato nel 1654 ed appartenente ad una famiglia nobile reggiana, viene nominato amministratore dei beni estensi di Ferrara dal 1695 al 1707. E’ molto apprezzato dal Duca Rinaldo che gli concede il feudo montano di Valdalbero.

E’ grazie a lui che la famiglia Tacoli cresce d’importanza.

Il Conte Achille Tacoli entra in Mirandola il 1 giugno 1710. Il 27 marzo del 1711 arriva la notizia del passaggio di queste terre sotto il controllo del Duca di Modena Rinaldo I ed il 15 aprile la popolazione presta giuramento di fedeltà al nuovo duca, il quale conferma al Tacoli l’incarico di governatore.

Il 21 luglio 1712 arrivano a Mirandola alcune delle più importanti autorità del Ducato Estense, per passare in rassegna le milizie locali. Il Conte Tacoli ospita per 3 giorni questi personaggi in quella che ha scelto come sua residenza di villeggiatura: il Casino della Fossa.

E proprio nel Casino della Fossa il Conte Achille Tacoli muore. Colpito l’11 settembre 1722 da una malattia che lo rende infermo proprio mentre qui si trova in villeggiatura. Nonostante l’accorrere di numerosi medici, il 25 settembre spira. Due giorni dopo il corteo funebre parte dal Casino dello Fossa, la salma è trasportata a Mirandola su di una carrozza ornata a lutto, trainata da quattro cavalli bardati di nero, scortata da milizie e accompagnata dal rullo di tamburi .

Pietro è il figlio primogenito del conte Achille Tacoli. Nato nel 1689 diventa Colonnello della Cavalleria di Mirandola quando il padre ne è Governatore.

Il 12 agosto 1723 riceve dal Duca Rinaldo I “la giurisdizione e Villa di San Possidonio”. In altri termini viene investito del feudo di San Possidonio ed insignito del titolo di marchese. L’investitura viene effettuata come da tradizione con “la spada nuda” da parte di un Procuratore del Duca.

Alcuni scritti dicono che Pietro abbia acquistato il feudo di San Possidonio per una grossa somma al fine di aumentare il prestigio della famiglia, altre fonti dicono invece che l’investitura sia stata voluta dal Duca Rinaldo I, come ringraziamento per i servigi offerti dal padre.

Nel 1725 viene demolito gran parte dell’edificio che si trova nel feudo per edificare un palazzo con giardino e parco a ridosso dell’argine del fiume Secchia, al confine tra San Possidonio e Concordia. In realtà parte del palazzo è costruita su di un terreno facente parte del Marchesato di Concordia, così il Conte ottiene il permesso dal Duca di Modena di aggregare al suo feudo questo terreno ed inoltre di poter acquistare alcuni altri terreni confinanti alle sue proprietà. Tanto è imponente il palazzo che si diceva avesse tante finestre quanti sono i giorni dell’anno. Splendidi gli arredi, con quadri fiamminghi di grande importanza (forse anche un Raffaello), una fornitissima biblioteca con migliaia di volumi.

Il piano superiore ospita la sala dei ricevimenti e gli appartamenti con le innumerevoli camere da letto, la sala è adornata da “12 busti in marmo fissi nel muro e 8 busti in gesso fissi nel muro”.

Cinque gli appartamenti in cui è suddiviso il piano superiore:

  • l’appartamento “del Re di Sardegna”, detto così perché vi dimorò Carlo Emanuele III nel 1742;
  • l’appartamento “del Duca di Montemar”, detto così perché il Duca vi dimorò nel 1735;
  • l’appartamento nobile, l’appartamento della Galleria ed il Terrazzo,

per un totale di 25 camere, 6 gabinetti, 4 corridoi ed 1 cappella.

Pietro Tacoli oltre ad essere governatore della Mirandola per conto del re di Spagna dal primo novembre 1735 al primo aprile 1736, è anche un brillante imprenditore nei più svariati settori. Nei dintorni del palazzo si trovano diversi edifici che ospitano: una fornace per laterizi, un fabbrica di velluti e “calzette” di seta e di lana, una manifattura di ceramiche, stalle, fienili, scuderie, botteghe di falegnameria, granai, cantine, legnaie ed una distilleria per la produzione di grappe. Di particolare rilevanza la manifattura di ceramiche “Maiolica e Pignatte”, che arriva ad avere 14 lavoratori, con produzione in larga scala per il mercato modenese e quello mantovano.

In corrispondenza dei propri terreni, il Marchese Pietro possiede anche un mulino natante nel Secchia, detto appunto “Molino Tacoli”.

Enormi i possedimenti agricoli dei Tacoli, che dal 1723 al 1803 effettuano acquisti di terreni con oltre 240 rogiti, che li portano ad avere 1700 biolche di terra.

Pietro Tacoli muore il 29 giugno 1738 in Spagna mentre è al servizio di Re Filippo V. Il palazzo con tutti i suoi possedimenti passa al figlio primogenito maschio Achille II, che nel 1766 avvia dei lavori per ampliarlo ulteriormente. Alla fine del XVIII secolo il patrimonio dei Tacoli viene diviso tra i tre figli di Achille II, che per l’alto tenore di vita e la cattiva gestione del patrimonio causano un tracollo finanziario. Il Palazzo diventa il luogo di villeggiatura della famiglia del primogenito di Achille II, Pietro II, che nel frattempo si è trasferito a Modena. Il complesso viene utilizzato sempre di meno, provocandone così il progressivo processo di degrado. Nel periodo del risorgimento (1859/60) viene utilizzato come caserma, causando gravi danni al complesso, che viene poi utilizzato come abitazione popolare. Un grave incendio negli anni ’50 – ’60 del 1900 ne causano la definitiva distruzione. Oggi restano alcuni muri perimetrali.

“Corso del fiume Secchia a S.Possidonio” (A.S.M.O., Mapp. Estense, Idrografia, fasc.4, n°2) tratto da “Vie d’acqua nei Ducati Estensi”.

Nel disegno è rappresentata l’abitazione a “U” dei Marchesi Tacoli e le terre da loro possedute.

Mappa acquerellata della tenuta del Palazzo Tacoli, contenuta nel “Palazzo Tacoli, Orti e Saldino” di G. Bertoli, presso il Centro Culturale Polivalente di Mirandola, Raccolta Gaviolana. L’immagine è tratta dal libro “Architetture a Mirandola e nella bassa modenese”.

Ugo Baccarani

E’ il concordiese Ugo Baccarani uno dei principali protagonisti del salvataggio dei superstiti del dirigibile “Italia”. Siamo tra il 23 ed il 24 maggio del 1928, il dirigibile del Comandante Nobile sta ritornando dalla storica trasvolata del Polo Nord, quando perde quota e la cabina colpendo il pack sbalza sul ghiaccio 10 uominidell’equipaggio, uno dei quali muore sul colpo. Scatta una importante operazione di ricerca. L’8 giugno la nave “Città di Milano” riesce a stabilire il contatto radio con i superstiti. Il direttore dei servizi radiotelegrafici di questa nave appoggio è proprio Ugo Baccarani, che sfruttando il codice morse, idea un sistema per indirizzare i soccorritori nel luogo in cui si trovano i 9 superstiti, che verranno poi salvati il 12 luglio da un rompighiaccio russo. Baccarani è stato anche l’organizzatore dei servizi radiotelegrafici dell’impresa del dirigibile Italia.

Nato nel 1885 a Sant’Antonio in Mercadello, diventa concordiese dopo il matrimonio. Rimane in marina per oltre 50 anni partecipando alla Campagna d’Africa del Benadir, alla Guerra Italo-Turca in Libia, alla 1^ Guerra Mondiale (ricevendo la medaglia di bronzo al valor militare) ed alla 2^ Guerra Mondiale. E’ stato anche direttore della stazione radiotelegrafica San Paolo di Roma, la più grande della Marina.

Giustino Diazzi e la Filarmonica di Concordia

Il concordiese Giustino Diazzi, nato nel 1880 e morto nel 1946, è stato un compositore e direttore d’orchestra, grande esecutore dei capolavori pucciniani e dallo stesso Puccini molto stimato. Nato da famiglia umile riesce a frequentare il conservatorio ed a diplomarsi.

All’inizio del ‘900 e fin quasi alla sua morte, diventa direttore della scuola di musica e della banda di Concordia, che oggi porta il suo nome.

A tal proposito da ricordare che la “Società FilarmonicaGiustino Diazzidi Concordia” è il sodalizio più longevo di Concordia, anche se la data esatta della sua costituzione non è nota, in un incartamento del 1853 si fa riferimento ad uno statuto della banda datato 1811, anno che sicuramente è vicino alla sua data di creazione.

In realtà la formazione dei complessi bandistici (cioè con fiati e percussioni) inizia proprio in queglianni, prendendo spunto dalle fanfare militari arrivate nelle nostre zone a seguito delle truppe napoleoniche alla fine del ‘700. A confermare la derivazione militare delle bande, è anche l’abbigliamento, sempre molto simile a divise, quando non si tratta di vere e proprie divise militari dismesse.

Di pari passo con la banda ha vita anche la scuola di musica, con l’obiettivo di formare i componenti della banda.

Negli annidiversi musicisti della filarmonica di Concordia, hanno l’onore di passare alla “Banda Estense”, che costituiva il complesso militare ufficiale del Ducato di Modena e Reggio.

Fotografia di Giustino Diazzi tratta dal libro ““Società Filarmonica Giustino Diazzi di Concordia sulla Secchia””

Marte Morselli

Marte Morselli nasce nel 1907 da una umile famiglia di Santa Caterina.

Congedato dal servizio militare nel 1928, entra nell’opposizione clandestina al regime fascista. E’ chiaro fin da giovane il suo amore per l’arte, in particolare per la pittura e la musica. Suona il flauto nella Banda di Concordia e dal 1945 al 1948 è il primo insegnante della Scuola di Musica di Concordia.

La sua carriera di pittore inizia a Roma, dove si specializza nei ritratti dei personaggi dello spettacolo e della politica. Dopo diversi spostamenti si stabilisce a Rovato in provincia di Brescia, dove insegna al Corso di pittura per giovani aspiranti artisti e dove muore nel 1978. Come da sua volontà viene seppellito nel cimitero di Santa Caterina.

Una delle opere di Marte Morselli, tratta dal quotidiano online Stilearte.it

Girolamo Bonomi

Girolamo Bonomi è poco noto ai più a Concordia, ma è stato un importante scultore di inizio ‘900.

Nasce a Concordia il 25 gennaio 1989, si diploma a pieni voti nel 1921 all’Accademia delle belle arti di Modena. Nel 1926 si trasferisce a Firenze, dove riesce ad inserirsi nell’ambiente culturale della città e dove rimane per tutta la vita.

Fa parte dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, è insegnante presso l’Istituto d’arte di Sesto Fiorentino ed autore di diverse pubblicazioni sull’arte. Non dimentica il suo paese natio e nel 1984 dona una serie di sue 30 opere al comune di Concordia. Muore nel 1986.

Copertina del volume “Girolamo Bonomi. Una vita per la scultura” realizzato dal comune di Concordia nel 1984.

Roberto Longhi

Personaggio di spicco del primo novecento, ma poco noto a Concordia, è Roberto Longhi, uno dei maggiori storici e critici d’arte del ‘900.

Nasce nel 1890 ad Alba (Cuneo), da genitori concordiesi. Il padre Giovanni, è professore di lettere e viene chiamato da Domizio Cavazza ad insegnare nella scuola da lui fondata proprio ad Alba. La madre, Linda Battaglia, è di Vallalta.

Roberto, si laurea a Torino e diventa uno dei maggiori conoscitori del Caravaggio. Diverse le opere da lui scritte sulla pittura italiana. Insegnante alle Università di Bologna e Firenze, dove muore nel 1970. Grande collezionista di opere d’arte, che sono attualmente raccolte nella Fondazione Longhi di Firenze.

Alberto Gavioli

Nasce nel 1930 a Concordia e nel 1956 entra nella Cisl modenese. Diventa segretario della Fimdi Modena, nel 1966 entra nella segreteria nazionale della Fim e coordina la lotta sindacale del settore auto del ’69. Nel 1981 gli viene assegnata la presidenza del patronato Inas, il maggiore ente della Cisl. Persona di grande fede, muore precocemente nel 1983. Nel 1984 gli è stato intitolato il piazzale antistante la Chiesa di Santa Caterina.

Gioacchino Malavasi

Nato a San Giovanni nel 1903, è stato un antifascista cattolico di rilevanza nazionale, tra i fondatori nel 1928 del “Movimento guelfo d’azione”, un gruppo cattolico di opposizione al fascismo. Condannato dal regime a 5 anni di carcere per la sua propaganda sovversiva. Terminata la condanna partecipa attivamente alla resistenza con i gruppi cattolici. Amico di De Gasperi, tra i fondatori della DC nel 1942-43, partecipa alla vita politica fino alla fine degli anni ’40, esercita poi la professione di avvocato a Roma, tornando spesso a Concordia in occasione della fiera di Ognissanti.

Confucio Basaglia

E’ stato sindaco di Concordia prima del fascismo, primo sindaco socialista del paese. Nasce a San Giovanni del Dosso nel 1872. Fermo oppositore del regime fascista, che devasta il suo studio di Vallalta. E’ deputato socialista in Parlamentonella XXIV legislatura del Regno d’Italia (dal 27 novembre 1913 al 29 settembre 1919),dove si adopera per la difesa ed i diritti dei ceti più poveri, dai contadini agli operai. E’ una figura chiave del movimento operaio modenese.

Immagine della solenne inaugurazione della XXIV Legislatura nell’aula del Senato (tratta da “Repertorio biografico dei senatori dell’Italia liberale 1861-1922”, di F. Grassi Orsin, 2012)

Domizio Cavazza

Un concordiese poco noto è Domizio Cavazza, nato nel 1856 in Via Dante e morto nel 1913, è ritenuto il maggior studioso italiano di viticoltura ed enologia. Laureato in agraria nel 1878 all’Università di Milano, viene chiamato nel 1880 a Roma dal Ministero dell’agricoltura per salvare i vigneti italiani dalla filossera e dalla peronospora (le più gravi malattie che colpiscono le viti). Direttore di scuole si enologia ad Alba e Conegliano Veneto, reggente della cattedra di agraria all’Università di Bologna, autore di trattati ed articoli, fondamentale il suo apporto per lanciare il marchio vinicolo “Barbaresco”.

Sembra che il suo nome sia legato anche alla nascita della prima cantina sociale di Concordia, già attiva in Via Paglierine tra il 1905 e il 1920 quando l’edificio viene abbattuto per costruire al suo posto la “latteria – burreriaPolenghi”, poi utilizzata dal Salumificio Palmieri, fino a diventare oggi zona residenziale.

Gina Borellini

Nasce nel 1919 a San Possidonio ma opera attivamente nella resistenza concordiese. Inizialmente presta soccorso a feriti e sbandati per poi diventare staffetta prima e poi partigiana. Viene catturata durante il rastrellamento del 22 febbraio del ’45 insieme al marito. Gina dopo aver subito atroci torture viene liberata, ma il marito, Antichiano Martini, viene portato a Modena dove il 19 marzo viene fucilato. Dopo questo avvenimento Gina entra nella Brigata “Remo” con il nome di battaglia di “Kira” e raggiunge il grado di capitano. Il 12 aprile durante uno scontro a fuoco a San Possidonio con la brigata nera “Pappalardo” viene gravemente ferita ad una gamba, rifiuta i soccorsi dei compagni per non intralciarli nella fuga, riesce a bloccare da sola l’emorragia ed a raggiungere l’ospedale di Carpi, dove le viene amputata la gamba. Mentre è ricoverata viene interrogata dai fascisti e solo l’imminente liberazione la salva da morte sicura.

Nel 1946 Gina viene eletta nel Consiglio comunale di Concordia nelle file del PCI, dando così inizio al suo impegno politico per portare avanti i suoi ideali di libertà e democrazia.

Nel 1947 le viene assegnata la medaglia d’oro al valor militare, nella motivazione si legge oltre al resto “Fulgido esempio di altruismo, di sacrificio e di eccezionale coraggio”.

Nel 1948 diventa la prima deputata modenese in Parlamento, dove rimane per tre legislature.

I temi a lei più cari che ricorrono nei sui interventi parlamentari sono la tutela della maternità, l’applicazione della parità dei diritti e della parità delle retribuzioni tra uomo e donna, l’assistenza ai bambini e la prevenzione contro le malattie infettive in contesto scolastico.

Nel 1993 le viene conferita l’onorificenza di Commendatore della Repubblica Italiana. Muore il 2 febbraio 2007.

Sabato 29 maggio 2021, in occasione delle celebrazioni in ricordo del sisma del 2012, alla presenza del Governatore della regione Stefano Bonaccini, le viene intitolata la nuova Piazza posta tra Via Garibaldi e Via Pace, un simbolo della ricostruzione post sisma realizzata in una delle zone più colpite dal terremoto di 9 anni prima. Nella piazza con arredo urbano moderno e delle fontane luminose, è posta una lastra con incisa una delle frasi più significative lasciateci da Gina in un suo discorso degli anni ’90 dedicata ai giovani:

“Vorrei dire ai giovani che la cosa da evitare è l’uso delle armi e che finalizzino la loro giovinezza ad un impegno democratico per la pace contro la guerra

Concordiesi di oggi

Diversi i concordiesi contemporanei che meritano una citazione.

Loretta Dorbolò, nasce a San Pietro al Natisone in provincia di Udine nel 1950, ma poiconcordiese di adozione.

Nel 1970 infatti si trasferisce a Concordia per l’incarico di insegnante elementare. Qui inizia a dipingere da autodidatta e le sue opere arrivano ben presto al successo, sia di pubblico che di critica. Espone per la prima volta 1977.

Uno dei momenti più importanti è la celebrazione del ventennale artistico, avvenuta nel 1997, con una mostra antologica accolta in prestigiose sedi e la pubblicazione di un libro.Visto il successo e le numerose esposizioni in vari paesi europei deve abbandonare l’insegnamento a favore della pittura.

Per la visione delle opere si consiglia di visitare il sito http://www.lorettadorbolo.com/

L’immagine è tratta dalla locandina della mostra personale della pittrice, che si è tenuta nel dicembre del 2019, presso il Circolo degli Artisti di Modena dal titolo “Purchè non sia solo notte”, che è stata visitata da una delegazione della Pro loco di Concordia.

Maurizio Solieri, nato a Concordia nel 1953, grazie ad un disco dei Beatles regalatogli dalla sorella ed alla chitarra regalo della madre, capisce che il suo futuro sarà la musica, quella rock in particolare. Diventa famoso come chitarrista del cantante Vasco Rossi, conosciuto nel ’77 ed insieme al quale lavora per oltre 30 anni, come musicista ma anche come compositore. E’ considerato uno dei più apprezzati chitarristi italiani. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo album da solista.Per ulteriori dettagli visitare il sito http://www.mauriziosolieri.com/

Angelo Greco, nato a Nuoronel 1995ma cresciuto a Concordiadove la famiglia si trasferì lo stesso anno, è uno dei principali ballerini al mondo. Nel 2017 a soli 21 anni è stato nominato “Principaldancer” del San Francisco Ballet. La passione per la danza nasce intorno ai 12 anni quando Angelo frequenta la scuola di Danzarte di Concordia. A 14 anni lascia Concordia e la sua famiglia per frequentare la scuola professionale di Castelfranco Veneto. Vince molti concorsi ed a 17 anni è all’Accademia del Teatro alla Scala.

Tanya Davolio, italo-venezuelana, ha vissuto per molti anni a Concordia, dove ancora risiede la sua famiglia. E’ modella, attrice, cantante. Ha partecipato a Miss Italia ed è arrivata al secondo posto a Miss Mondo Italia. Nel 2018 ha esordito nel mondo del cinema.

Paolo Borghi,concordiese, nato nel 1983, suonatore di Hang e musico terapista. La sua ricerca di strumenti particolari, che spesso costruisce da solo, l’ha portato a scoprire questo strumento, realizzato da due artigiani svizzeri, del quale è ora uno dei massimi esperti. Sfruttando il suono ipnotico e rilassante del Hang, nel 2012 ha creato un metodo di musicoterapia integrata per il rilassamento rivolto a gruppi di persone. Ama esibirsi come artista di strada, ma ha anche partecipato a diverse trasmissioni televisive

Per ulteriori dettagli visitare il sito https://www.paoloborghi.it/

Christian Daghio, nato nel 1969 da una famiglia di San Giovanni, frazione di Concordia. E’ stato pugile e thaiboxer. La disciplina dove ha eccelso è la “muay thai”, nella quale si è aggiudicato 7 titoli mondiali, vincendo anche con la Nazionale italiana due medaglie di bronzo ai campionati Europei ed una ai Mondiali. Si trasferisce in Thailandia, dove nel 2006 apre una scuola per insegnare questa disciplina a Pattaya e si aggiudica il titolo di campione thailandese nel 2010 e 2011. Chiude la carriera in questa disciplina nel 2016, vincendo l’ultimo titolo mondiale. L’anno seguente riprende l’attività con il pugilato, sport già praticato anche in precedenza, ma nel 2018, a seguito del knock-out subito in un incontro a Bangkok per un titolo dei supermedi, entra in coma e muore il 2 novembre a 49 anni.

Claudio Malagoli, è stato tra i massimi esperti di agricoltura ogm. Dal 2007 docente all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in precedenza aveva insegnato alla Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna.
Era uno dei massimi studiosi italiani di agricoltura biologica, Ogme nanotecnologie applicate al settore agroalimentare. Componente della “Commissione ministeriale di verifica degli Ogm in agricoltura” e del “Comitato operativo con il compito di valutare l’impiego di Ogm in agricoltura” presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Ha inoltre fatto parte della “Commissione interministeriale per la valutazione delle notifiche ai fini della commercializzazione dei nuovi prodotti e nuovi ingredienti alimentari” presso il Ministero della Sanità. E’ deceduto improvvisamente il 22 febbraio 2016 .

Livio Luppi, nasce a Val­lalta il 10/02/1948 ed è stato un calciatore di buon livello in Serie A. Cresce calcisticamente nella Mirandolese, con la quale esordisce sedicen­ne in Serie D nella stagione 1963-64. L’anno successivo si ha il clamoroso passaggio al Mes­sina, direttamente dalla Serie D alla Serie A, dove esordisce, appena diciassettenne, il 25 aprile 1965 in Roma – Messina (0-1). Nella squadra siciliana rimane per cinque stagioni (tra Serie A, B e C, con una breve parentesi all’Empoli in Serie C), totalizzando 83 presenze e 15 gol. A proposito di questa esperienza di Luppi al Messina, abbiamo la fortuna di avere tra i nostri iscritti e volontari di Pro Loco, Antonio, che solo da qualche anno vive a Concordia ma è proprio di Messina e da tifoso della squadra giallo rossa ricorda molto bene il nostro attaccante. Lo ringraziamo per aver voluto condividere con noi questi aneddoti:

“Ringrazio Davide, per l’opportunità. Che dire, poter parlare di Messina ed in questo caso del Messina Calcio per me è sempre un immenso piacere. Essendo del’ “68” gli anni di permanenza di Livio Luppi a Messina, sono stati da me vissuti attraverso gli almanacchi o articoli giornalistici scritti sul grande Messina in “Serie A” di quei tempi. Ma essendo messinese e per una parte anche un po’ “emiliano” sono stato incuriosito dalla storia e dalla provenienza di questo grande calciatore. Ma la cosa che mi ha dato un piacere immenso, è stata quella di conoscerlo di persona. Da sempre ed in tante occasioni sono stato in quel di Mirandola per trovare gli zii ed i cugini che vivono qui dalla fine degli anni 50. Intorno agli inizi degli anni 80, ho iniziato ad andare allo stadio a seguire il Messina in varie sorti, fino alla storica seconda promozione in Serie A conquistata nel 2003-2004. Proprio negli anni 80, quando ero da queste parti, andavo a vedere le partite della Mirandolese dove, quasi a fine carriera, giocava Livio Luppi. In una di queste occasioni lo vidi dal vivo allo stadio ed avendo saputo che era proprietario di un negozio di articoli sportivi a Mirandola, lo andai a trovare. Lui fu molto contento ed a parte le maglie delle varie squadre che mi fece vedere, mi parlò tanto di Messina e del suo fortissimo legame con la città. Rievocò luoghi, cibi e ricordi che portava custoditi nel suo cuore. Crescendo, intorno ai 14 anni ho cominciato a frequentare la curva sud del mitico stadio Celeste, un vero catino, curva che ho frequentato nel mitico gruppo “Gioventù Giallorossa” per circa 30 anni. Mi è capitato altre volte di andare a salutarlo in negozio quando ero da queste parti e da parte sua ho riscontrato sempre una grande gioia nel poter condividere le sue esperienze con un tifoso del grande Messina. Ho anche il piacere di ricordare un altro grande giocatore del Messina, anche lui proveniente dalla Mirandolese, tale Nunzio Cavazza che ha giocato insieme a Luppi nel Messina dal ’64 al ’69.”

La carriera di Luppi decolla poi con il ritorno in Serie A, prima al Torino per due campionati (dal 1970 al ‘72) con la vittoria della Coppa Italia nella stagione 1970­-71 e poi all’Hellas Verona (dal 1972-73) dove rimane per ben cinque stagioni in Serie A ed una in B. Attaccante tecnico e veloce, con il Verona colleziona 158 presenze ufficiali e 34 reti e si aggiudica per due volte il premio “Zona Stock”, assegnato dalla rivista “Guerin Sportivo” all’attaccante più prolifico nei minuti finali delle partite. Nel 1978-79 gioca una stagione nel Genoa in Serie B, stessa categoria in cui gioca il campionato successivo con la Pistoiese, per poi passare al Modena in Serie C dove gioca l’ultima stagione nei professionisti. Nella stagione 1981-82, a 33 anni, ritorna alla Mirandolese in Interregionale, dove aveva iniziato la carriera quasi vent’anni prima. Dopo due stagioni e mezzo il passaggio alla Vis San Prospero in Prima Categoria dove chiude la carriera come giocatore – allenatore. Diventa poi dirigente della Mirandolese, della Poggese e del Carpi ed apre un negozio di articoli sportivi a Mirandola. Nel calcio professionisti­co ha totalizzato quasi 400 presenze ed una settantina di reti, di cui 144 presenze e 28 reti in Serie A e 89 presenze e 11 reti in Serie B, vincendo 1 Coppa Italia (stagione 1970-71 con il Torino) ed 1 Coppa Anglo-Italiana (con il Modena nella stagione 1980-81).

Ma c’è una partita in particolare che ha reso famoso Livio Luppi e che merita di essere raccontata, è Verona – Milan del 20 maggio 1973, passata alla storia come la “fatal Verona”. È l’ultima giornata di campionato ed il Milan è in testa alla classifica con un solo punto di vantaggio su Lazio e Juventus. I rossoneri sono assolutamente i favoriti alla vittoria dello scudetto, visto che giocano in casa di un Hellas Verona già salvo, mente la Lazio gioca a Napoli e la Juventus in casa della Roma. Inoltre il Milan, allenato da Nereo Rocco e guidato in campo da Gianni Rivera, è stato in testa per quasi tutto il campionato e questa vittoria porterebbe alla conquista della stella. Il Milan arriva però a questo appuntamento stremato, quattro giorni prima ha vinto la finale di Coppa delle Coppe a Salonicco in una difficile partita contro il Leeds. Nereo Rocco vorrebbe chiedere il posticipo dell’incontro contro il Verona di almeno un giorno (visto che il regolamento lo permette), ma la dirigenza del club ritiene questa richiesta poco dignitosa e non se ne fa nulla, l’incontro si disputa regolarmente il 20 maggio come previsto da calendario. Ma succede l’inimmaginabile, i rossoneri sono fermi sulle gambe e dopo i primi 30 minuti di gioco sono sotto 3 a 0, il primo tempo finisce sul 3 a 1. La ripresa dell’incontro è la fotocopia del primo tempo ed il Verona segna altri due gol portandosi sul 5 a 1, solo nei minuti finali il Milan segna due volte, ma la partita è comunque persa con il risultato di 5 a 3! Protagonista dell’incontro è proprio Livio Luppi che segna due gol (il terzo ed il quarto), anzi quasi tre, perché un’autorete del Milan nasce da un suo tiro. Per la cronaca, il campionato viene vinto dalla Juventus che batte per 2-1 la Roma grazie alla rete di Cuccureddu nei minuti finali, mentre la Lazio perde a Napoli.

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